Immaginate di essere una massaia della riviera romagnola, ma non della riviera di oggi, di quella dei primi del '900. Una zona povera, che si basava su un'economia di sussistenza: campi di grano a mezzadria, qualche bestia, orti e il mare, a sua volta uno strano animale su cui pochi si avventuravano per poi portare a casa un po' di pesce destinato al mercato. La massaia, però, non ha soldi per comprarlo, e può assaggiarne i prodotti solo quando il mare stesso decide di lasciarglieli, per così dire, sulla porta di casa, ovvero rivelarli sulla spiaggia dopo una mareggiata: esenzialmente vongole (che non a caso in Romagna si chiamano poveracce) e cannolicchi. Fatto sta che un giorno la massaia viene informata del fatto che a pranzo si presenterà il parroco. Oddio, cosa mettere in tavola per un ospite tanto raffinato, quando in dispensa c'è poco o niente? Per fortuna di quel poco fa parte un po' di farina di grano tenero, nell'orto i pomodori sono maturi e i bambini, mandati a esplorare la spiaggia, hanno portato un bel po' di cannolicchi. La massaia intride la farina con l'acqua, ché quel giorno le galline hanno fatto sciopero, tira una sfoglia, la taglia a strisce tipo tagliatelle ma, visto che l'impasto non ha a giusta consistenza, arrotola poi le strisce tra i palmi delle mani, formando come dei torciglioni molto stretti. Coi pomodori, uno spicchio d'aglio, i cannolicchi e un mezzo bicchiere di vino bianco fa un sugo, lessa la strana pasta e la condisce. La tavola è imbandita, il parroco si vede in fondo alla strada e lei, certa che farà bella figura, esclama "E adesso che si strozzi!".
E dopo questa favoletta (inventata o forse no), ecco la ricetta.
Ingredienti
per la pasta
200 g di farina 00
1 cucchiaio di semola di grano duro
100 g di acqua circa (quanta ne prende la farina)
per il sugo
1 kg di cannolicchi, anche surgelati
1 lattina di datterini pelati
1 spicchio d'aglio
un ciuffo di prezzemolo
1 pezzetto di peperoncino
1/2 bicchiere di vino bianco secco
olio extravergine di oliva
Preparazione










