Il chutney è una salsa agrodolce tipica della cucina angloindiana, parente abbastanza prossima della nostra mostarda, infatti è a base di frutta e senape. Il suo sapore un po' acido e piccante si sposa bene con la carne, soprattutto quella un po' grassa.
In vista del Natale ne ho preparato un po', a base di limoni.
Nota: la ricetta originale prevede l'uso di aceto di mele, ma data la mia allergia all'aceto l'ho sostituito con una miscela costituita da succo di mela e vino bianco, al 50%.
Ingredienti: 3 limoni, 1 cucchiaio scarso di sale, 1 e 1/2 cipolla dolce tritata finemente,, 150 ml di succo di mela, 150 ml di vino bianco secco, 1 radice di zenzero fresco tritata, 2 cucchiai di senape in grani, 225 g di zucchero, 50 g di uvetta.
Tagliare i limoni a piccoli pezzi, metterli in una ciotola col sale, mescolare bene e far riposare mezza giornata.
Trasferire i limoni in una pentola capiente, aggiungere tutti gli altri ingedienti, portare a ebollizione su fiamma alta. Abbassare la fiamma e far sobbollire per circa un'ora.
Invasare immediatamente in vasi a tenuta ermetica.
Conservare il chutney in luogo buio, fresco e asciutto e aspettare un paio di settimane prima di utilizzarlo.
Una volta aperto conservare in frigorifero.
Nella foto il chutney fa bella mostra di sé accompagnando un piatto di salsiccia e friarielli.
Perché il cibo diventa nutrimento dell'anima solo se viene cucinato col fuoco dell'amore
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sabato 15 dicembre 2012
domenica 25 settembre 2011
Polpette di baccalà
Qualche giorno fa io e il moroso siamo andati a cercare un po' di fresco al Liolà, simpatico locale nelle campagne vicino a casa mia.
Particolarità del luogo è che nessuno degli avventori si fa mai i fatti propri, cosicchè ci si ritrova infilati in chiacchiere generalizzate sui massimi sistemi.
L'altra sera siamo finiti a parlare di cucina, causa un tipo veneziano che sosteneva che in Friuli si mangia solo frico, in Lombardia solo risotto alla milanese e i migliori tortellini bolognesi li fanno a Valeggio sul Mincio.
Ora, io sono lombarda, il moroso bolognese, e insomma, ci siamo trovati a dissentire un po' su tutto, sia riguardo alle nostre cucine regionali sia riguardo alla cucina friulana, che oltretutto a noi piace parecchio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, sfogliando l'ottimo libro di cucina friulana che ho acquistato su consiglio dell'amico cacciatore (friulano), sono capitata sulla pagina di queste polpette, che per l'uso dell'uvetta, dei pinoli e del pomodoro parrebbero quasi napoletane, e invece fanno parte della tradizione locale.
Ingredienti: 500 g di baccalà ammollato e sminuzzato, la mollica di un panino raffermo, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, un cucchiaio di uvetta, 1 di pinoli, 2 uova, pane grattato, pepe, olio di semi di arachidi, salsa di pomodoro. Tagliare a pezzi la mollica del panino, ammollarla in poca acqua, strizzare molto bene. Sbattere le uova con una abbondante macinata di pepe. Mettere in una ciotola capiente tutti gli ingredienti e impastare molto bene con le mani, aggiungendo eventualmente un po' di pane grattato per regolare la consistenza dell'impasto. Formare delle palline delle dimensioni di un'albicocca e rotolarle nel pane grattato, quindi friggerle in abbondante olio di arachidi finché non sono dorate da tutte le parti. Disporle in un piatto coperto di carta da cucina per togliere l'olio in eccesso. Mettere le polpette in una padella antiaderente pulita e ricoprire con la salsa di pomodoro, cuocere a fuoco bassissimo finché le polpette non hanno ben assorbito la salsa, servire ben calde.
Noi ci abbiamo abbinato un Sauvignon di Sirch del 2009
Particolarità del luogo è che nessuno degli avventori si fa mai i fatti propri, cosicchè ci si ritrova infilati in chiacchiere generalizzate sui massimi sistemi.
L'altra sera siamo finiti a parlare di cucina, causa un tipo veneziano che sosteneva che in Friuli si mangia solo frico, in Lombardia solo risotto alla milanese e i migliori tortellini bolognesi li fanno a Valeggio sul Mincio.
Ora, io sono lombarda, il moroso bolognese, e insomma, ci siamo trovati a dissentire un po' su tutto, sia riguardo alle nostre cucine regionali sia riguardo alla cucina friulana, che oltretutto a noi piace parecchio.
Fatto sta che qualche giorno dopo, sfogliando l'ottimo libro di cucina friulana che ho acquistato su consiglio dell'amico cacciatore (friulano), sono capitata sulla pagina di queste polpette, che per l'uso dell'uvetta, dei pinoli e del pomodoro parrebbero quasi napoletane, e invece fanno parte della tradizione locale.
Ingredienti: 500 g di baccalà ammollato e sminuzzato, la mollica di un panino raffermo, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, un cucchiaio di uvetta, 1 di pinoli, 2 uova, pane grattato, pepe, olio di semi di arachidi, salsa di pomodoro. Tagliare a pezzi la mollica del panino, ammollarla in poca acqua, strizzare molto bene. Sbattere le uova con una abbondante macinata di pepe. Mettere in una ciotola capiente tutti gli ingredienti e impastare molto bene con le mani, aggiungendo eventualmente un po' di pane grattato per regolare la consistenza dell'impasto. Formare delle palline delle dimensioni di un'albicocca e rotolarle nel pane grattato, quindi friggerle in abbondante olio di arachidi finché non sono dorate da tutte le parti. Disporle in un piatto coperto di carta da cucina per togliere l'olio in eccesso. Mettere le polpette in una padella antiaderente pulita e ricoprire con la salsa di pomodoro, cuocere a fuoco bassissimo finché le polpette non hanno ben assorbito la salsa, servire ben calde.
Noi ci abbiamo abbinato un Sauvignon di Sirch del 2009
lunedì 10 gennaio 2011
Anguilla in agrodolce
Eccomi qui a postare finalmente le ricette delle vacanze di Natale, vale a dire dalla cena della vigilia di Natale a quella di ieri.
In realtà ho cucinato assai meno del previsto, causa brutta influenza, ma per quel poco, direi che non me la sono cavata male.
In rigoroso ordine di preparazione, ecco il secondo della cena di vigilia, vale a dire una bella anguilla in agrodolce, che seguiva i classici spaghetti con le vongole.
Premesa: questa è la prima anguilla della mia vita (cucinata, non mangiata, che essendo di origine padana anguille ne ho mangiate una discreta quantità), così, pur sapendo in linea del tutto teorica che si tratta di un pesce MOLTO vitale, non immaginavo quanto. Fatto sta che, portata a casa la mia bella anguilla decapitata ed eviscerata dalla pescheria, mi sono quasi presa un colpo quando la stessa ha scodinzolato vigorosamente mentre stavo tagliandola a tocchi sul tagliere, il tutto tra le risate del moroso bolognese doc, e dell'amico cacciatore che è anche pescatore.
Fatto sta che una volta redarguita l'anguilla, e tagliatala a tocchi, l'ho finalmente cucinata, e lì non si è più mossa.
Ingredienti: 1,2 kg di anguilla, 2 cipolle, 1 spicchio di aglio, 25 g di pinoli, 2 cucchiai di uvetta, il succo di un limone, 1/2 bicchiere di salsa di pomodoro, olio extravergine, sale, pepe.
Ammollare l'uvetta in acqua tiepida. Soffriggere l'anguilla in una padella di buone dimensioni, senza aggiungere condimenti. Eliminare l'eventuale liquido fuoriuscito, quindi aggiungere nella padella l'olio, le cipolle affettate e l'aglio tritato.
Far insaporire.
Versare sull'anguilla il succo di limone e la salsa di pomodoro, poi i pinoli e l'uvetta. Aggiustare di sale e di pepe, coprire e far cuocere a fuoco lento per un'ora circa.
Servire caldissimo con polenta o purea di patate.
In realtà ho cucinato assai meno del previsto, causa brutta influenza, ma per quel poco, direi che non me la sono cavata male.
In rigoroso ordine di preparazione, ecco il secondo della cena di vigilia, vale a dire una bella anguilla in agrodolce, che seguiva i classici spaghetti con le vongole.
Premesa: questa è la prima anguilla della mia vita (cucinata, non mangiata, che essendo di origine padana anguille ne ho mangiate una discreta quantità), così, pur sapendo in linea del tutto teorica che si tratta di un pesce MOLTO vitale, non immaginavo quanto. Fatto sta che, portata a casa la mia bella anguilla decapitata ed eviscerata dalla pescheria, mi sono quasi presa un colpo quando la stessa ha scodinzolato vigorosamente mentre stavo tagliandola a tocchi sul tagliere, il tutto tra le risate del moroso bolognese doc, e dell'amico cacciatore che è anche pescatore.
Fatto sta che una volta redarguita l'anguilla, e tagliatala a tocchi, l'ho finalmente cucinata, e lì non si è più mossa.
Ingredienti: 1,2 kg di anguilla, 2 cipolle, 1 spicchio di aglio, 25 g di pinoli, 2 cucchiai di uvetta, il succo di un limone, 1/2 bicchiere di salsa di pomodoro, olio extravergine, sale, pepe.
Ammollare l'uvetta in acqua tiepida. Soffriggere l'anguilla in una padella di buone dimensioni, senza aggiungere condimenti. Eliminare l'eventuale liquido fuoriuscito, quindi aggiungere nella padella l'olio, le cipolle affettate e l'aglio tritato.
Far insaporire.
Versare sull'anguilla il succo di limone e la salsa di pomodoro, poi i pinoli e l'uvetta. Aggiustare di sale e di pepe, coprire e far cuocere a fuoco lento per un'ora circa.
Servire caldissimo con polenta o purea di patate.
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